CONCORSO IN OMICIDIO!!!!!!
Questo il capo di imputazione per Rahmatullah Hanefi. E guarda un po', è un reato punibile con la pena di morte, che nemmeno prevede il diritto ad avere un avvocato...
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Stop alle "tasse" sulle ricariche! CONCORSO IN OMICIDIO!!!!!!
Questo il capo di imputazione per Rahmatullah Hanefi. E guarda un po', è un reato punibile con la pena di morte, che nemmeno prevede il diritto ad avere un avvocato... Appello a favore delle popolazioni kosovare ancora oggi vittime della povertà e dell’odio etnico Con il presente appello InfarmaZone onlus intende riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico italiano il problema dimenticato delle popolazioni kosovare. In Kosovo il tasso di disoccupazione, secondo alcune stime superiore al 70%, è frutto di una campagna di sviluppo economico in parte assente, in parte errata. Gli elevati dazi doganali su qualsiasi tipo di import-export hanno di fatto sino ad ora scoraggiato qualsiasi possibilità di intervento serio da parte di investitori stranieri, garantendo una zona franca di impunito sviluppo ai traffici illeciti della malavita organizzata. Appare inspiegabile che in un paese dove un dirigente sanitario guadagna poco più di 200 € al mese sia possibile commercializzare i farmaci di base a prezzi europei o sostenere il costo dei carburanti, che, per il gasolio, si avvicina ad 1 € /l. La campagna di privatizzazione avvenuta sotto il controllo delle Nazioni Unite ha, di fatto, ratificato una sorta di espropriazione indebita dei beni un tempo appartenenti alle attuali minoranze etniche a costi circa 20 volte inferiori a quelli di mercato; tali privatizzazioni, peraltro, sono avvenute attraverso gare pubbliche dall’esito sempre scontato a favore di una ristretta cerchia di “famiglie”. Il risultato è che gran parte delle fabbriche precedentemente attive nelle aree intorno a Jakoba, Prizren e Pristina, risultano oggi ancora chiuse e decadenti, mentre la ripresa della produzione agricola appare ancora ben lontana dalle potenzialità produttive del territorio. Questa situazione economica sta creando un inaccettabile incremento del divario di ricchezza tra la popolazione e una piccola cerchia di persone che dal post-conflitto e dai traffici che ne sono seguiti ha tratto un consistente profitto e potere privato. Il problema più consistente e più inaccettabile dal punto di vista umanitario, tuttavia, rimane la condizione e le prospettive di futuro delle minoranze etniche in principal modo serbi, ma anche rom, gypsies, askali, gorani, bosniaci e turchi i quali prima, durante e dopo la guerra del 1999 in Kosovo hanno vissuto all'ombra delle dispute, politiche e sociali, serbo-albanesi e che nel panorama multietnico della regione rappresentano ancora oggi il 10 % della popolazione totale. La minoranza serba vive in condizioni di minima sussistenza, chiusa nelle proprie terre, costretta entro i confini delle enclavi che assumono sempre di più la sembianza di prigioni a cielo aperto in attesa di una definizione di “status”, che non potrà che essere considerata un’imposizione delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Le ripetute quanto inspiegabili sospensioni nell’erogazione di energia elettrica, durante i mesi invernali, hanno messo a repentaglio la salute e la sopravvivenza di questa gente costringendo molti di loro ad abbandonare la propria casa, le proprie terre ed i propri averi in Kosovo. L’impossibilità di accedere liberamente ai seppur minimi servizi sanitari che la regione è in grado di offrire rappresenta una gravissima forma di discriminazione razziale ed una violazione dei diritti umani, non tollerabile né dall’Italia né dalla comunità Internazionale. Anche se negli ospedali la corruzione del personale medico e paramedico costituisce un malcostume diffuso e di norma sopportato, per le minoranze etniche continua a rappresentare l’unica strada per accedere a trattamenti sanitari e cure mediche, una strada peraltro preclusa dalle pesanti condizioni di povertà in cui vivono queste persone. Per quanto riguarda le enclavi serbe è necessario fare una distinzione fra le enclavi Nord (Mitrovicà) e le enclavi decentrate. Le prime costituiscono l’ultimo baluardo di difesa dell’etnia serba in Kosovo e, nel caso in cui venisse concessa una totale indipendenza all’etnia albanese, senza tenere conto delle richieste di Belgrado, queste enclavi costituirebbero un pericoloso focolaio di violenza per la prevedibile quanto legittima richiesta d’annessione alla Serbia. Le enclavi decentrate, invece, ricostruite con fondi internazionali per giustificare agli occhi dell’opinione pubblica un processo di integrazione di fatto mai avvenuto e mai avviato, sono in realtà “villaggi fantasma” o quantomeno in via di evacuazione da parte di una popolazione che da otto anni continua a subire un crescendo di vessazioni, umiliazioni, minacce ed attentati. Tutto questo è tenuto nascosto all’opinione pubblica dalla pressoché totale assenza di associazioni ed organizzazioni indipendenti, non direttamente controllate dall’UNMIK, ed è una chiara evidenza della inadeguatezza della guerra come mezzo per la risoluzione di problemi politici, etnici e religiosi. Chiediamo che il governo italiano si adoperi in tutte le possibili forme di pressione affinché la proposta per uno status definitivo in Kosovo tenga conto delle esigenze effettive della popolazione e delle minoranze etniche, e affinché l’attuale bozza, presentata dal delegato ONU Martti Ahtisaari e rifiutata non solo dalla Serbia ma anche dalla Russia, venga sostanzialmente modificata nel rispetto dei diritti umani, rispondendo alla legittima richiesta di sovranità e di rappresentanza delle singole etnie. InfarmaZone ed i firmatari dell’appello vogliono inoltre riportare l’attenzione anche sul problema dell'inquinamento ambientale, dovuto all’utilizzo di armi all’uranio impoverito. A otto anni dalla fine del conflitto, infatti, rimane ancora vaga la conoscenza della reale quantità di uranio utilizzato e, soprattutto, risulta estremamente difficile accedere alle statistiche che permetterebbero di valutarne l’impatto sulla salute pubblica. A tale proposito chiediamo che la nuova Commissione incaricata di valutare le richieste di risarcimento dei militari italiani vittime dell’utilizzo di tali armi prenda in considerazione anche la situazione sanitaria della popolazione kosovara che vive e si nutre di prodotti coltivati su terreni inquinati. InfarmaZone onlus

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...It's the final countdown
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categoria:afghanistan, stop, emergency
Ora che ci ripenso, me lo avevano detto, ma non ho ascoltato.
E ripensandoci bene, io nemmeno volevo votare ad Aprile. O meglio, sarei andato perché considero l'astensione una vigliaccata, ma avrei annullato.
Ehhh... Montanelli, Montanelli: il naso non si può più tappare, la puzza è ormai devastante, ti si infila nelle narici ugualmente, si impregnano i vestiti, e non c'è più modo di farla andare via.
Mea Culpa.
Adesso basta, io me ne vengo via. Adjaml Nashkbandi è morto, e con lui una piccola fetta di umanità e di sensatezza politica. Che non sono state esternate dal governo dei girotondi e della pace. Seee, come no. Aver preso per il culo un popolo e le sue idee, è paragonabile alla più lancinante delle torture. E' il momento di smetterla. Addio maledetta politica italiana in versione partito-lobby. Per me sei morta. Benvenuta politica pura basata su etica e meritocrazia. Sarò quasi solo, lo so, ma almeno mi addormenterò la sera con la coscienza consapevole di aver dato il massimo senza scendere a distruttivi compromessi.
categoria:politica, riflessioni, sport, voltapagina
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Con Emergency il 31 Marzo c'erano 15 mila persone, a Roma.
Con forza è stata chiesta la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi, e dal palco Teresa Sarti (presidente di Emergency) ha chiesto una presa di posizione da parte del governo Prodi.
La notizia della manifestazione la potete trovare QUI.
categoria:afghanistan, manifestazioni, emergency

